La corsa verso la finanziaria. Berlusconi scopre la crisi

21 maggio 2010 at 2:11 pm (news)

di Aldo Garzia

L’Euro ai minimi storici, il debito pubblico che sta diventando di ora in ora un problema sempre più difficile da occultare davanti ai partner europei. La crisi economica e finanziaria che sta colpendo ben oltre le previsioni, o meglio le speranze, della maggioranza. E i consensi verso l’attività del governo che hanno preso una brutta china. La situazione per il premier Silvio Berlusconi, anche solo sul piano economico del Paese, si sta facendo difficile. Occorre fare presto nel definire entità e scelte della manovra economica. La situazione dei mercati europei resta grave e inquietano gli allarmi lanciati dal cancelliere tedesco Angela Merkel sulla tenuta dell’euro (“Se fallisce la moneta unica, fallisce l’Europa”). Da qui il vertice di ieri sera a Palazzo Grazioli tra Giulio Tremonti, ministro dell’Economia, e il premier Silvio Berlusconi in previsione della riunione del Consiglio dei ministri di oggi in cui verranno illustrate le linee generali della manovra.

Una decisione che appare sicura è quella del taglio del 10% per due o tre anni dello stipendio dei manager pubblici che guadagnano più di 100 mila euro l’anno. La misura viene definita della Corte dei Conti di sicuro “valore etico” anche se si ritiene che produrrà poco gettito in un quadro già di forte contenimento della spesa pubblica. L’altra decisione che pare ormai sicura è quella che riguarda il taglio dei costi della politica per almeno il 15%. L’idea, per iniziare, sarebbe quella di ridurre almeno del 10% gli stipendi di parlamentari e ministri.

Ieri il ministro Tremonti ha incontrato anche le parti sociali: i segretari di Cisl e Uil, il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, il presidente dell’Inps Antonio Mastrapasqua, il direttore dell’Agenzia delle entrate Attilio Befera. Per Susanna Camusso, della segreteria della Cgil (questo sindacato è stato escluso dall’incontro con Tremonti), “la manovra avrà comunque un effetto depressivo dell’economia perché ridurrà i consumi, quindi andrebbero pensate misure, come hanno fatto Germania e Francia, che favoriscono pure la crescita”.

Tremonti si è incontrato anche con Maurizio Sacconi, ministro del Lavoro, e Roberto Calderoli, ministro della Semplificazione legislativa. Con loro ha stabilito l’orientamento che la manovra economica dovrà essere pari ad almeno 27 miliardi di euro nell’arco degli anni 2011-2012. Da parte di Maria Stella Gelmini, ministro dell’Istruzione, è arrivata la conferma che le misure di austerità economica non dovrebbero investire la scuola. In particolare, non verranno ritoccati – secondo il ministro – gli automatismi che regolano i salari degli insegnanti.

I tagli dovrebbero riguardare invece la sanità e i contributi sui medicinali, a cui si aggiungerebbero lo slittamento delle finestre pensionistiche, la lotta all’evasione fiscale e alle false pensioni di invalidità, l’abolizioni di alcuni enti ritenuti inutili. Quanto ai tempi, l’approvazione della manovra è prevista entro la seconda settimana di giugno, ma Tremonti vorrebbe anticiparla a fine maggio o ai primissimi giorni del mese prossimo per dare un segnale reattivo e positivo agli altri paesi dell’Unione europea e ai mercati.

Ieri Renato Schifani e Gianfranco Fini, presidenti di Senato e Camera, hanno diffuso un comunicato congiunto in cui affermano di condividere “la necessità che le Camere partecipino responsabilmente al contenimento della spesa pubblica reso necessario dall’attuale situazione economico-finanziaria”. I due presidenti torneranno a incontrarsi mercoledì 26 maggio per definire gli orientamenti comuni delle due Assemblee elettive.

Il tema del taglio dei costi della politica è stato discusso dal ministro Tremonti anche con Sergio Chiamparino, presidente dell’Anci (l’Associazione dei Comuni). Quest’ultimo ha proposto di insediare una commissione che entro tre mesi proponga soluzioni concrete per “rimodulare tutte le indennità dei componenti delle assemblee elettive”. In ogni caso, dovrebbero essere previsti 2 miliardi di tagli per due anni per le Regioni e altrettanti per i Comuni, per arrivare a un totale di 4 miliardi nel prossimo biennio.

Nei giorni scorsi alcune indiscrezioni avevano fatto riferimento alla possibilità che il presidente del Consiglio stesse mettendo a punto un messaggio da rivolgere agli italiani sul problema della crisi economica sotto forma o di un intervento in televisione o di una informativa in Parlamento.

Sul tema del confronto tra governo e opposizione è intervenuto Enrico Letta, vicesegretario del Pd, in una conferenza stampa: “C’è un punto pregiudiziale: non accettiamo di affrontare la discussione sui sacrifici se Berlusconi non va in televisione e mette la sua faccia sulla parola sacrifici. Il premier non pensi di poter parlare d’altro”.

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